La Certosa

Apertura e visite guidate. La CASA CERTOSINA E L’ORATORIO DI SANT’ IPPOLITO sono aperti al pubblico la  2° domenica di ogni mese (ad eccezione del mese di agosto) dalle 10:00 alle 16:00 nel periodo invernale (ottobre/aprile) e alle ore 17:00 nel periodo estivo (maggio/settembre) .

Coloro che desiderano essere accompagnati in una visita guidata sono pregati di fissare un appuntamento scrivendo a info@mambre.it.

La Certosa di Vigano è uno storico edificio che, dal 1400 circa al 1769, faceva parte di un complesso di abitazioni amministrate, e in parte abitate, dai monaci certosini. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, voluta da Maria Teresa d’Austria, le proprietà dei certosini andarono disperse tra i privati. I segni della presenza dei certosini a Vigano, sono ancora visibili oggi all’interno della casa abitata dall’Associazione Mambre: una sala capitolare e una cappella affrescata nel 1578, ad opera dei figli di Bernardino Luini, Aurelio e Giovan Pietro. Questi luoghi, valorizzati da un attento restauro, sono tuttora destinati dall’Associazione alle proprie attività. Fanno da contorno una grande abitazione in cui trovano alloggio, oltre alle famiglie residenti dell’associazione, alcuni ospiti temporanei, e una corte dove nella stagione primaverile si organizzano iniziative culturali. Un vasto giardino ispirato al modello dell’hortus conclusus medievale completa l’insieme.

Dall'anno 900 al 1400: il castello

Intorno al 900 in Vigano venne costruita una fortificazione per difendere i proprietari terrieri dalle scorribande all'epoca molto frequenti. In un documento di allora tale fortificazione, denominata castello, veniva così descritta: "munito di fosso, colombaia, pozzo, ponte morto ed altro piccolo ponte levatoio con bolzoni e catene".
Vigano, col suo castello, divenne dopo l'anno 1000 di proprietà di alcune famiglie nobiliari tra cui:

  • 1146-1220: i Boccardi, nobili residenti a Vigano, che vendono i loro possedimenti al convento di Montano;
  • nel 1157, Obizzone Avogadri cede ad Aliprando Visconti e a Gennaro e Bovolchino da Monza (Modoetia) il borgo di Vigano con la sua castellana;
  • nel 1320 Vigano viene acquisita dai canonici del duomo di Milano;
  • nel 1338 è acquistata da Luchino Visconti e, dopo alcuni decenni di usurpazione da parte dei Decumeni, tornò ai Signori di Milano;
  • nel 1378 Gian Galeazzo Visconti donò questi possedimenti a Giacomo Dall Verme dal quale lo riebbe con una permuta, nel 1400, per donarlo quello stesso anno alla Certosa di Pavia con 2835 pertiche di terra e una rendita annua di 10.000 fiorini (nel 1386 Gian Galeazzo aveva intrapreso la costruzione della Certosa di Pavia).

Vigano e il suo castello divennero così possedimenti della Certosa di Pavia. Nella piazza esiste tutt'ora una colonna sulla cui sommità è ritratto San Brunone, fondatore dei Certosini. Il basamento della colonna porta incisa la data 1716 col monogramma GRA CAR.

Dal 1400 al 1786: il monastero e l'ospizio

I Certosini sono un ordine religioso fondato da San Brunone nel 1084 a Chartreuse,della diocesi di Grénoble in Francia.
Il monastero di Vigano era alle dipendenza della Certosa di Pavia, il cui Padre Priore teneva qui un suo rappresentante col titolo di procuratore. Quando i Certosini arrivarono erano in numero di 20 e provenivano dalla Certosa di Pesio in Piemonte.
Nel cortile esisteva anche un pozzo con la scritta GRA CAR 1730 (Gratiarum Chartusia = la Certosa delle Grazie ).
Il castello fu concesso periodicamente in affitto dai monaci unitamente alle diverse proprietà fondiarie e solo nel 1500 fu adibito a ospizio, trasformando l'antica fortificazione in una dimora per i religiosi con annesso oratorio. Più precisamente questa trasformazione deve essere avvenuta tra il 1557 (quando la costruzione è detta ancora il Castello e si affittano due sue colombaie, forse le due torri angolari) e il 1565 quando invece si fa menzione dell'Ospizio adibito dai religiosi a propria residenza e al quale è annessa un'osteria aperta sulla piazza. A questi anni deve risalire anche l'oratorio (detto infatti nuovo nel documento del Luini del 1578), probabilmente ricavato con la ristrutturazione della cappella del Castello menzionata alla fine del '400 e nei primi decenni del '500. Nel 1769 Maria Teresa d'Austria soppresse tutti gli ordini religiosi e i relativi monasteri compreso quello di Vigano. In quell'anno i religiosi presenti erano 29. Nel corso del 1785 e del 1786 i beni del monastero vennero dapprima inventariati e poi messi all'asta pubblica. L'ospizio, le case, l'osteria, le cascine e le terre vennero disperse tra diversi acquirenti.

Dal 1786 ai giorni nostri

Nel 1796 Napoleone occupava la Lombardia eleggendo Milano capitale della Repubblica Cisalpina. Anche a Vigano giunsero le truppe francesi che adattarono parte del convento a sede di Corpo di Guardia. L'iscrizione e lo stemma napoleonico sono ancora ben visibili in piazza San Brunone.

La casa monastica, così come la possiamo vedere oggi, presenta sulla facciata esterna, più precisamente nella parte superiore del portone centrale, un affresco che risale al 1700 raffigurante l’apparizione della Vergine col Bambino e due monaci certosini. Nel centro si intravede la certosa di Pavia. L’affresco è sormontato da una targa in cui è inserita l’arma dell’antico ducato di Milano. All’interno dell’edificio v’è un piccolo cortile su cui si affaccia un interessante porticato.
Degni di rilievo sono un bel locale con due colonne in granito e volte a crociera destinato un tempo a sala capitolare e la cappella (Oratorio di Sant’Ippolito), restaurata nel 2008.
Sulla facciata posteriore della Certosa è possibile vedere incise a graffito sul muro le date dei vari rifacimenti. Sopra il portone prospiciente il fossato si vede la data 1692 sovrastante la meridiana Segno Vergine con la scritta GRA CAR.

Si tratta di un giardino di nuova costruzione la cui realizzazione si è conclusa nel 2005.
Dell'antico giardino dei religiosi non vi è più alcuna traccia. Il nuovo giardino sorge ora su quel terreno che anticamente era destinato all'orto e al frutteto dei monaci della Certosa, abbandonato poi per molti anni. Il giardino è stato progettato partendo da una riflessione sul modello dei giardini medievali e si inserisce perfettamente in un ambiente che riporta al passato e all'epoca dei sistemi delle certose del pavese facendo rivivere lo spirito di quell'epoca lontana.
Tra pareti di verde innalzate per creare stanze appartate e intime, tra pergolati, graticci, aiuole e sentieri silenziosi, ci si trova a camminare in un meraviglioso hortus conclusus arrivato fin qui dal Medioevo.

      • L'Hortus Conclusus

        Nell' Hortus conclusus i monaci coltivavano le erbe medicinali, gli ortaggi, i frutti e i fiori. Si tratta di un orto-giardino segreto, chiuso tra muri vegetali, protetto dai pericoli esterni che è diventato nel correre del tempo l'allegoria di un ideale luogo di perfezione. In questo caso la centralità dello spazio è sottolineata dalla struttura legno di castagno. I quattro giardini sono organizzati ognuno con quattro fioriere recintate da rami di nocciolo intrecciato e sono suddivisi in :
        1. Herbolarius o GIARDINO DELLE ERBE AROMATICHE: basilico, erba ruta, maggiorana, melissa, menta, mirto, origano, rosmarino, santolina, santoreggia, timo;
        2. Hortus simplicium o GIARDINO DEI SEMPLICI: una sorta di farmacia vivente dalla quale attingere i rimedi offerti dalla natura. Le piante erano usate per scopo utilitaristico (acetosella, alchechengio, artemisia, finocchio, issopo, malva, salvia, tanaceto, valeriana);
        3. Hortus o ORTO ESSENZIALE: aglio, amaranto, bietola, borraggine, cardo, carota, cavolo, cerfoglio, cicoria amara, cipolla, erba cipollina, fava, fragola, piselli, porro, rabarbaro, zafferano;
        4. Hortus deliciarium o GIARDINO ORNAMENTALE: profumi + tintoriale (acanto, achillea, alchemilla, aquilegia, camomilla, centaurea, dianthus, dicentra, fiordaliso, geranio, lino, myosotis, papavero, pervinca, violetta, viola del pensiero, veronica)
      • Il giardino dell'acqua

        Il percorso d'acqua è stato modellato in modo da restituire le forme curve e sinuose che si trovano in natura, sulle rive crescono specie vegetali spondali tipiche dei sistemi delle rogge.
        Lungo il muro di cinta è stata messa a dimora una siepe mista informale costituita da arbusti spoglianti di tipo autoctono (Cornus mas, Viburnum opulus, Corylus avellana, Cornus sanguinea, Crataegus monogyna)
      • Il giardino dei colori

        In sei fioriere sono state messe a dimora piante erbacee perenni divise ognuna per colore con fioriture progressive nel corso dell'anno.
        1. BIANCO: elleboro, dicentra, tiarella, peonia, campanula persicifolia alba, anemone honorine jobert;
        2. GIALLO: elleboro, iris, viola cornuta, ranuncolo, hemerocallis, oenotera;
        3. ARANCIO ROSSO: geum, heuchera, potentilla, astilbe, crocosmia, peonia;
        4. ROSA: helleboro, aquilegia, armeria, dicentra, peonia, anemone, astilbe;
        5. AZZURRO: myosotis, brunnera macrophylla, aquilegia alpina, lino, hosta, sieboldiana, ofiopogon;
        6. VIOLETTO BLU: hosta fortunei, campanula, echinops, eryngium, palicodon;
      • Il giardino segreto

        Piccolo giardino nel giardino più vicino all'abitazione con presenza di essenze interessanti come la collezione di Ortensie - Sul pergolato sottolineato dalla presenza sui lati di una bordura di iris ed hemerocallis si arrampicano tre Wisteria sinensis e due Clematis armandii , nelle aiuole semicircolari che bordano il piccolo prato sono presenti una raccolata di erbacee perenni (achillea, iris germaica, lavande nane, aquilegia, campanula, coreopsis, allium, mughetto).
      • Il giardino delle rose

        Passeggiata punteggiata da rose rampicanti a fiore antico con colore digradanti dal rosa chiaro al rosso intenso: non poteva mancare questo fiore già sacro a Venere, attributo delle Grazie; rappresenta la Vergine ma è anche simbolo del sangue divino e per le sue spine oltremodo simbolo delle pene di amore.

    La cappella (Oratorio di Sant’Ippolito), restaurata nel 2008, è decorata con dipinti del 1578 ad opera dei figli di Bernardino Luini, Aurelio  e Giovan Pietro.
    Le scritte Gra Car testimoniano la committenza dei Certosini. Oltre a rappresentazioni riguardati la vita del Santo al quale l’oratorio è dedicato, numerosi sono i riferimenti alla vita dei monaci e al suo Santo fondatore, San Brunone.
    Degno di nota è anche il soffitto ligneo a cassettoni, dipinto probabilmente a tempera, e riccamente decorato.
    La parte inferiore della cappella fu usata al tempo della dominazione napoleonica come sede del Corpo di Guardia, come testimonia l’iscrizione e lo stemma napoleonico ancora ben visibili in piazza San Brunone.

    Chi siamo

    Mambre è un'associazione di famiglie che, accomunate da un desiderio di solidarietà, offrono concrete occasioni di accoglienza a persone in difficoltà e promuovono la riscoperta e l'attualizzazione dei valori evangelici anche attraverso incontri di riflessione catechetica e culturale.   [Leggi tutto...]

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